CONCLUDENDO: la mostra è finita! si staccano le foto dal muro e si ripongono nella loro cartelletta! ma qualche cosa è diverso dal solito, durante la settimana di esposizione una piccola idea ha fatto capolino nella mia testa e pian piano si è insinuata prendendo forma! così questa volta mi sono ritrovato a regalare le mie stampe! spesso mi capita di fare le cose prima e cercarne il motivo! capire come mai ho già deciso a priori a chi donare i miei scatti deve avere una spiegazione! così mi torna in mente una bella citazione usata da alcuni ultramaratoneti: non importa quello che trovi alla fine del percorso ma quello che scopri durante la strada! e tutto diventa più chiaro! non mi importa molto dello scatto finale, certo la foto deve comunque essere fonte di soddisfazione per me, ma l' importante è stato " VIVERE IL MOMENTO" DELLO SCATTO! il percorso intrapreso per arrivare al risultato finale visibile a tutti è stato la vera soddisfazione di aver fatto questa mostra! forse è questo che fa la differenza tra gli scatti che avevo fatto fino ad adesso! essere presente, vivere il momento del gesto atletico attraverso la mia macchina mi ha reso più partecipe di quello che accadeva.... sdraiarmi nel fango, appendermi ad una corda, essere presente senza disturbare il soggetto! essere una presenza indiscreta e malgrado la mia stazza invisibile! ecco la spiegazione che cercavo per me stesso! semplice senza troppi giri di parole! la fotografia finale non è il traguardo da raggiungere ma è l' ultimo passo di un cammino che mi ha portato a fare lo scatto! così non sento il bisogno di attaccare la stampa al muro di casa mia perchè l' emozione e l' esperienza che ho vissuto non si possono appendere! a questo punto tanto vale donare il mio lavoro a chi apprezza il mio impegno, magari appendendolo al suo muro!
domenica 8 dicembre 2013
OLTRE IL CALCIO C' E' DI PIU'!!!
CONCLUDENDO: la mostra è finita! si staccano le foto dal muro e si ripongono nella loro cartelletta! ma qualche cosa è diverso dal solito, durante la settimana di esposizione una piccola idea ha fatto capolino nella mia testa e pian piano si è insinuata prendendo forma! così questa volta mi sono ritrovato a regalare le mie stampe! spesso mi capita di fare le cose prima e cercarne il motivo! capire come mai ho già deciso a priori a chi donare i miei scatti deve avere una spiegazione! così mi torna in mente una bella citazione usata da alcuni ultramaratoneti: non importa quello che trovi alla fine del percorso ma quello che scopri durante la strada! e tutto diventa più chiaro! non mi importa molto dello scatto finale, certo la foto deve comunque essere fonte di soddisfazione per me, ma l' importante è stato " VIVERE IL MOMENTO" DELLO SCATTO! il percorso intrapreso per arrivare al risultato finale visibile a tutti è stato la vera soddisfazione di aver fatto questa mostra! forse è questo che fa la differenza tra gli scatti che avevo fatto fino ad adesso! essere presente, vivere il momento del gesto atletico attraverso la mia macchina mi ha reso più partecipe di quello che accadeva.... sdraiarmi nel fango, appendermi ad una corda, essere presente senza disturbare il soggetto! essere una presenza indiscreta e malgrado la mia stazza invisibile! ecco la spiegazione che cercavo per me stesso! semplice senza troppi giri di parole! la fotografia finale non è il traguardo da raggiungere ma è l' ultimo passo di un cammino che mi ha portato a fare lo scatto! così non sento il bisogno di attaccare la stampa al muro di casa mia perchè l' emozione e l' esperienza che ho vissuto non si possono appendere! a questo punto tanto vale donare il mio lavoro a chi apprezza il mio impegno, magari appendendolo al suo muro!
martedì 8 ottobre 2013
LIMITI,TRAGUARDI E BIRRA GHIACCIATA
Eccomi!
fino qui tutto facile, abbastanza semplice ma adesso tutto cambia! da
qui in poi per 4-5 metri non si scherza...almeno per me! Abbraccio e
mi stringo forte alla nuda roccia, appena riscaldata e asciugata dal
sole che inizia ad illuminarla. Ma poi perchè si dirà nuda roccia??
ci sono io che la copro, c'è muschio e licheni appena fuori la
traccia che tutti seguono, ci sono insetti e vari ciuffi d'erba!
Anche la roccia a modo suo è vestita, a modo suo è viva! si scalda,
si raffredda, si rompe, respira, cresce e cambia forma...è un essere
vivente su cui alcuni di noi alla ricerca della linea perfetta si
appoggiano, si aggrappano, penzolano o strisciano come piccole
formiche!
Passano
i secondi e i respiri, mi preparo a quello che mi aspetta da questo
punto guardando i prossimi appigli e ricordando i movimenti che devo
fare nella mia mente, gli occhi servono per osservare mentre la mente
per vedere! Scrollo le mani una alla volta alternando la presa,
faccio un lungo respiro e parto x la prossima tappa! Ho già provato
molte volte questo tratto della via, sono caduto, mi sono rialzato e
ho riprovato! ho visto altri volare su i vari passaggi, ho provato a
copiare il loro stile ma sono più alto e non ci riesco, sono troppo
LUNGO o "sono solo lungo" come più di una volta mi hanno
detto in palestra!
Si
parte! la mano destra si infila in una piccola fessura
verticale....anche se in realtà non è la mano ma solo tre dita:
indice, medio e anulare, solo le prime 2 falangi si incastrano in
quella piccola fessura. Sposto i piedi sostituendo la loro posizione,
il sinistro prende il posto del destro che vado ad appoggiare su
quella piccola protuberanza ad altezza del mio ginocchio, sposto il
baricentro del mio corpo in modo da caricare tutto il peso del mio
corpo sulla mano e sul piede destro mentre il sinistro bilancia il
movimento. Chiudo con forza i muscoli della spalla fino a portare la
mano a contatto con il corpo, spingo sul piede e allungo la mano
sinistra fino a prendere la prossima tacca nella roccia! Una piccola
sporgenza lunga 5 o 6 centimetri e profonda appena uno, piccola ma
ben disegnata dalle intemperie, netta che offre una presa sicura
anche se il bordo leggermente frastagliato ti penetra nelle dita
tagliando alcuni strati di pelle. apro la gamba in una specie di
spaccata e in quel momento divento tutt'uno con la roccia, ogni
centimetro del mio corpo entra a contatto con la superficie ruvida
nel tentativo di trovare un perfetto equilibrio che mi tenga fermo! L'
alternativa è una sola, cadere!
Cadere,
quanto vuoto mi separa dalla terra? Pochi centimetri o centinaia di
metri? chi mi aiuta? una lunga corda o un soffice crashpad? chi c'è
sotto di me? gli amici di sempre o un nuovo compagno? il risultato
non cambia, non c'è differenza! Proseguo tranquillo nella mia
sicurezza, la fiducia in chi mi sta dietro mi permette di restare
concentrato su quello che sto facendo e poi cadere fa parte del
gioco, se non cadi mai vuol dire che non stai cercando di migliorare!
Amici, compagni di roccia nati, cresciuti ma soprattutto conosciuti
solo grazie a questa nostra strana passione che ci rende un pò
diversi e speciali rispetto alle persone da cocktail raffinati bevuti
nei bar, noi che il sabato sera lo passiamo in una tenda o in
macchina pronti a partire subito alle prime luci dell' alba! Un
legame stretto, basato su un sentimento estremamente solido: la
FIDUCIA!! La fiducia di affidare la tua vita ad un perfetto
sconosciuto che nel giro di pochi minuti diventa la persona più
importante per te in quel momento e naturalmente tu lo diventi per
lui, perchè all' altro capo della corda o in piedi sotto di te
pronto a pararti ci deve essere uno di cui ti fidi senza riserve!
Sento
le loro voci sotto di me che mi stanno incitando, urlano poche parole
che da lontano non hanno senso ma che riescono a caricarmi di
energia. Sposto la mano destra dalla crepa verticale andando a
strizzare tra indice e pollice uno microscopico cristallo di roccia,
le punte delle due dita diventano pallide dalla pressione che
esercito mentre con i piedi cerco ancora quell' equilibrio instabile
che mi permette di muovermi dalla mia posizione. Mi allungo e rilancio
la mano dal cristallo ad un bel buco, leggermente inclinato verso il
basso ( svaso è il termine appropriato ) ma che sembra fantastico
dopo quello che ho appena utilizzato. Come un ballerino avvicino i
piedi cercando di essere il più delicato e preciso del solito e
faccio in modo che l' altra mano raggiunga la sua socia dentro a quel
buco! Ricomincio a scrollare le mani una dopo l' altra nel tentativo
di fargli riacquistare energia e smaltire le tossine nei
muscoli! Movimenti strani, ripetuti da tutti i climbers e non per far
scena ma perchè aiutano veramente, sia fisicamente che mentalmente.
Sono
già stanco e tuttavia sono consapevole che la parte dura arriva
adesso! quella dove non passo, che mi sono immaginato in una maniera
diversa da tutti gli altri dato che sono lungo...profondo respiro e
si parte, faccio un passo indietro con la mano sinistra tornando sulla
presa che tenevo prima, da li devo riuscire a portare il piede
sinistro sulla stessa presa, in modo da toccare le dita della mano,
sostituirle e tornare così al buco. Ma questa volta agguanto la
parte superiore della cavità, il "soffitto" prendendolo al
contrario, rovesciando la mano! spingo forte sui piedi e il braccio
si distende trasformando questa strana presa contraria in un ottimo
appigli! due forze uguali che si contrastano, il piede spinge verso
l' alto e la mano tira verso il basso! Due vettori che si annullano
mantenendomi ancora al mio posto! Fisica da scuola media applicata
all' alpinismo...ma non ho tempo di fermarmi, di pensare perchè in
questo punto c'è tutta la difficoltà, dove normalmente tutti si
rannicchiano prima di eseguire il prossimo movimento io mi allungo
dato che rannicchiarmi non mi è congeniale! Dall' alto dei mie 195cm
distendo il braccio destro andando a prendere l' appiglio sicuro ma
lontano che tutti cercano di prendere. Lo prendo, i piedi scivolano e
per un secondo rimango sospeso come una bandiera attaccato alla
roccia con solo le mie due mani, tiro tutti i muscoli allo spasimo,
contraggo gli addominali nel tentativo di riportare i piedi al loro
posto ma non riesco e anche questa volta uil risultato è uno
solo...cadere! Centimetri, metri...non ha importanza, il risultato è
lo stesso per tutti, lanciare un forte urlo di fustrazione mentre dal
basso si guarda la roccia che ti ha appena sconfitto!
Quindi
meglio riposare, bere studiare ancora i movimenti. non serve
ripartire subito con le braccia ancora doloranti, le dita
intorpidite i piedi che pulsano nelle scarpette stette da bloccare
il sangue nelle dita. Si parla con i compagni/amici, analizzando
quello che si è appena fatto, bastava poco, pacche sulle spalle per
incoraggiarti, forse l'ho presa troppo a destra, magari c'è ancora
troppa umidità nell' aria, serve più magnesite sulle dita! dai che
ci riesci, dai che hai tutti i movimenti, devi solo
crederci...ricarica mentale dei compagni!
Ma
forse sto esagerando, forse è troppo difficile per me! Ma cosa dico?
Non è il mio limite, ne sono sicuro...e poi i limiti sono fatti per
essere superati! Bisogna solo dare ascolto a quella vocina che
abbiamo dentro di noi! quella vocina insistente che ti fa andare
avanti, che ti accende il fuoco! La stessa che ha spronato prima di
te grandi uomini, gente come Bonatti, Mesner, Manolo, Sharma incapaci
di essere sazi dei risultati raggiunti, sempre alla ricerca di nuove
sfide! Daltronde è nella natura dell' uomo non essere mai sazi di
quello che ci circonda....è questa fame di avventura e di
migliorarci che hanno spinto l' umanità a compiere le grandi
scoperte, Colombo ha scoperto un continente perchè era affamato e
degli uomini hanno camminato sulla luna perchè cera gente affamata!
Questa voce è anche dentro di me, è lei che mi ha spinto ad
affrontare per due volte il deserto, è lei che mi fa uscire a
correre sotto la pioggia o mentre nevica ( a proposito di neve devo
ancora collaudare il miei quasi nuovi ramponi per vedere se vanno
bene...o se jhon mi ha tirato una fregatura ), che mi fa salire in
cima alla collina dietro casa o alla montagna più alta, che mi fa
gareggiare sui monti per decine di ore, che mi fa continuare anche di
notte solo in mezzo al bosco! ed è sempre lei che mi porta a salire
in macchina e partire verso una nuova via o ferrata invece di passare
l'unico mio giorno libero a casa a riposarmi! La voce che mi farà
riprovare l' assalto a questa roccia...perchè speso i limiti ce li
creiamo noi con la nostra testa solo per comodità......
Mano
piede, rovescia con la mano sinistra e allungo di destra sulla
prossima presa.....posizione delle dita perfetta, perdo i piedi,
sbandiero per un secondo, contraggo gli addominali, sento le voci e
le urla sotto di me, riaggancio i piedi alla roccia, spingo e le mie
mani si riuniscono sul piccolo corno di roccia! Le muovo leggermente
in modo da lasciare lo spazio alla sinistra di prendere il posto
della sua socia, le dita si intrecciano e appena pronto un profondo
respiro seguito da un profondo urlo mio spinge verso l' alto, verso
il mio limite! Preso, superato, da qui tutto facile...fino in alto,
dove i miei occhi vedono la roccia finire e iniziare il cielo
azzurro! Mi siedo sulla vetta, pochi metri o diverse centinaia, non è
importante, l' importante è stato il viaggio che mi ha portato qui,
gli allenamenti, i tentativi falliti, i viaggi da casa con i vari
compagni, dormire in tenda o in macchina, sentire le loro urla di
gioia sotto di me, pregustarmi la birra ghiacciata che offrirò tra
poco al bar per festeggiare!
Perchè
quando un limite viene infranto e superato è giusto festeggiare,
godersi il meritato trionfo!! Perchè da domani la tua attenzione si
sposta verso altri progetti, progetti nuovi mai provati, limiti
diversi! magari la via al suo fianco, magari il masso dietro casa,
magari quel mezzo grado di difficoltà in più che tanto mi
spaventava adesso è alla mia portata, daltronde ho appena superato
il mio ultimo limite, il mio ultimo traguardo!! Ma adesso tra le
urla di gioia dei miei amici penso solo che voglio e mi merito una
bella birra ghiacciata!!
giovedì 19 settembre 2013
manifesto dello skyrunners
Kiss or kill. Bacia o uccidi. Bacia la gloria o muori provandoci. Perdere è morire, vincere è sentire. La lotta è ciò che distingue una vittoria, un vincitore. Quante volte hai pianto di rabbia e di dolore?... Quante volte hai perso la memoria, la voce e la ragione per lo sfinimento? E quante volte, in questa situazione, ti sei detto, con un gran sorriso: “Ancora una volta! Un paio di ore in più! Un’altra salita! Il dolore non esiste, è solamente nella tua testa. Controllalo, distruggilo, eliminalo e continua. Fai soffrire i tuoi rivali. Uccidili”. Sono egoista vero? Lo sport è egoista, perché bisogna essere egoisti per saper lottare e soffrire, per amare la solitudine e l’inferno. Fermarsi, tossire, avere freddo, non sentire più le gambe, avere la nausea, voglia di vomitare, mal di testa, contusioni, sangue… C’è qualcosa di meglio? Il segreto non sta nelle gambe, bensì nella forza per andare a correre quando piove, tira vento e nevica; quando i fulmini incendiano gli alberi mentre gli passi accanto; quando le palle di neve o la grandine ti colpiscono le gambe e il corpo nudo contro la tempesta e ti fanno piangere e per continuare devi asciugarti le lacrime per poter vedere le pietre, i muri o il cielo. Rinunciare a ore di festa, a migliorare i tuoi voti, dire “no!” ad una ragazza, alle lenzuola che ti si appiccicano al viso. Metterci le palle e allenarti sotto la pioggia finché le gambe non ti sanguinano per i colpi presi cadendo per colpa del fango, e rialzarti per continuare a salire… finché le tue gambe non urlano a squarciagola: “Basta!” E ti abbandonano in mezzo ad un temporale sulle cime più alte, fino a morire. I cosciali bagnati dalla neve trascinata dal vento, che ti si attacca anche al viso e ti congela addosso il sudore. Corpo leggero, gambe leggere. Sentire come la pressione delle tue gambe, il peso del tuo corpo, si concentrano nei metatarsi delle dita dei piedi e d esercitano una pressione capace di spezzare rocce, distruggere pianeti e muovere continenti. con le due gambe sospese in aria, galleggiando come un aquila in volo e correndo più veloci di un ghepardo. O scendendo, con le gambe che scivolano sulla neve e il fango, esattamente prima di darti un’altra spinta per sentirti libero di volare, di urlare di rabbia, d’odio e d’amore nel cuore della montagna, là dove solo i più intrepidi e gli uccelli, nascosti nei loro nidi sotto le rocce, possono convertirsi nei tuoi confessori. Solo loro conoscono i mie segreti, i miei timori. Perché perdere è morire. E non si può morire senza aver dato tutto, senza scoppiare a piangere per il dolore e le ferite, non si può abbandonare. Si deve lottare fino alla morte. Perché la gloria è la cosa più grande, e bisogna solo aspirare alla gloria o a perdersi per strada, dopo aver dato tutto. Non si può non lottare, no si può non soffrire, non si può non morire… E’ l’ora di soffrire, è l’ora di lottare, è l’ora di vincere. Bacia o muori. DAL LIBRO DI KILIAN JORNET
mercoledì 24 luglio 2013
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